La fusione di comuni

La fusione di comuni

Lo scorso dicembre partecipai ad un’assemblea di cittadini del mio comune che erano e sono scontenti nei confronti dell’amministrazione comunale.
In quella occasione furono ricordati i vari problemi del nostro comune, dalle buche della strada alla mancanza di un sistema di fognature, dalla disoccupazione crescente alle spese improduttive e molto criticate della giunta, dalla critica all’Unione dei comuni che è di nuovo un Circondario fino a molte scelte nazionali, ci furono anche delle critiche al Renzismo locale che io apprezzai molto, specie quando si constatava che in molti casi era un opportunismo burocratico.

Io feci un intervento in gran parte diverso: parlai dell’unica soluzione che può permettere ad un comune come il nostro di risolvere tanti problemi, in teoria tutti se presi ad uno ad uno.
Parlai della fusione dei comuni!
L’Italia era già in campagna elettorale e lo era anche il mio comune.
Le primarie del PD avevano aperto anche la sfida per il comune tra ex PCI ed ex Margherita, seppur con una nuova amalgama e qualche alchimia organizzativa.
L’idea della fusione dei comuni può aiutare un cittadino libero e disinteressato alle ideologie quando vuole esprimere il suo voto davanti alle tante propagande di parte che gli vengono offerte.
La fusione di comuni è il solo strumento rimasto per provare a fare le cose, chi non l’ha nel suo programma potrà solo pagare gli stipendi ai soliti clienti e poi tirerà a campare.
Il bivio è chiaro: o fusione oppure ordinaria amministrazione che in tempi di crisi perdurante o di ripresa minima non può esaltare nessuno.
Il principio della fusione è chiaro: il comune costa meno e serve di più, secondo un sito dell’Anci toscano la fusione permette di cambiare il risultato alla somma 1+1 che in questo caso farebbe 3.
Perché hanno delle ragioni?
I comuni che si fondono ricevo contributi statali e regionali supplementari che possono essere destinati agli investimenti e questo vale per 10 anni.
La fusione permette la programmazione delle opere pubbliche e in teoria anche molte dismissioni di edifici con accorpamenti di cariche burocratiche non sempre necessarie e sempre improduttive.
Nel 2013 in Toscani 57 comuni hanno avviato le procedure di fusione e le fusioni possibili sono 21.
Alcune sono giunte a compimento e 7 hanno superato l’esame del referendum locale, li cito a titolo d’esempio: Figline si è fusa con Incisa, Castelfranco di Sopra con Piandiscò, è nata l’unione di Fabbriche di Vergeroli a Lucca, Scarperia si è unita a San Piero a Sieve, Crespina a Lorenzana, Casciana Terme a Lari e Pratovecchio a Stia.

La fusione è l’ultima cura rimasta per tutti i mali, ma anche questa va somministrata bene.
Nella nostra zona infatti sono in corso due errori e vanno avanti piano entrambi (meno male).
Da un lato c’è chi parla del comune unico dell’Empolese Valdelsa, da sostituire agli 11 attuali.
Mi pare una forzatura evidente che ridurrebbe la qualità dei servizi pubblici attuali e potrebbe crollare davanti alla prova del referendum e io credo pure che sarebbe dannoso anche per il PD locale (questo aspetto ha anche dei risvolti positivi).
Questo progetto trova una qualche assonanza nell’attuale Unione di Comune che per ora gestisce la pulizia municipale e qualche altra funzione avuta da regione e provincia, ma è già in difficoltà per quanto riguarda la protezione civile dopo l’approvazione del nuovo regolamento che molti comuni hanno contestato in fase di attuazione.
L’altro sbaglio è la piccola fusione tra Montaione e Gambassi, due realtà che si divisero all’inizio del secolo scorso e che oggi sono caratterizzate da 2 gruppi di interesse locale.
La somma di potentati locali non è mai un bene!
E’ meglio una fusione diversa: Montaione potrebbe guardare al comune di Castelfiorentino e Gambassi a Certaldo. Ci guadagnerebbero in 4 e in tal caso i due piccoli poteri locali sarebbero ridimensionati in un contesto più ampio.
Ho fatto questo excursus locale perché il tema della fusione nel caso dei nostri comuni si complica. Con chi dovrebbero fondersi comuni come Cerreto Guidi, Vinci, Lamporecchio e Larciano?
Si può pensare a due fusioni parziali: Cerreto con Vinci e Lamporecchio con Larciano.
Questo rispetterebbe le attuali divisioni provinciali.
Purtroppo i nostri burocrati sono sempre molto miopi e non vedrebbero bene delle fusioni tra comuni di province diverse!
Io sono per la fusione a 4 che è la più difficile, ma è anche quella più coerente a livello politico dato che creeremmo un grande comune agricolo e artigiano con situazioni urbanistiche e morfologiche omogenee.
Cerreto e Vinci hanno anche altre opportunità, Cerreto deve valutare anche le fusioni con Fucecchio e con Empoli.
La fusione con Empoli può attrarre anche Vinci che può guardare anche a Capraia e Limite e (per qualche anno ancora) anche al beato isolamento.
Per ora chiudo qui con un appello: piccoli comuni d’Italia unitevi.