La Pania della Croce

La Pania della Croce

La Pania della Croce è considerata la regina delle Apuane.
Con i suoi 1858 metri di altezza non è la più alta tra le Alpi Apuane (soltanto quarta in graduatoria) ma è quella sicuramente più suggestiva perché è un blocco di granito che si staglia direttamente sul mare e dalla cui sommità si vede un ampio spazio di Toscana e Italia.
Quando mi sono informato su Wikipedia per preparare l’escursione ho letto che nelle giornate terse si può vedere il Monviso, il Monte Amiata e Firenze; quest’ultimo così chiaramente che con un binocolo è possibile distinguere il Campanile di Giotto.
Purtroppo non sono stato così fortunato, il cielo era velato di foschia e le “sole” cose che sono riuscito a vedere sono state il Lago di Massaciuccoli, tutta la costa da Marina di Pisa a Marina di Massa e il Golfo dei Poeti con le isole di Palmaria, Tino e Tinetto.
L’obiettivo, anzi gli obiettivi per i quali sono partito per questa escursione erano due: vedere il tramonto e vedere l’alba da uno dei palcoscenici più belli che ci sono nelle nostre vicinanze.
Partenza quindi di pomeriggio per raggiungere Piglionico, un bosco e non un paese a circa 15 Km da Gallicano.
Arrivati a Gallicano si seguono le indicazioni per Molazzana prima e Rifugio Rossi poi inerpicandosi su una stradina in salita strettissima e piena di curve.
Molto facile sbagliare strada vista l’assenza dopo un una decina di chilometri da Gallicano delle segnalazioni stradali ma basta continuare a salire e mai scendere per arrivare alla meta.
Ad un certo punto la strada asfaltata termina e inizia lo sterrato e li ci viene fatta una gradevole sorpresa: 3 € al giorno di parcheggio per sostare nei boschi di Piglionico.
Sul parchimetro, a scanso di equivoci, c’è scritto chiaramente che un giorno costa 3 €, due giorni costano 6 € e tre giorni 9 €, casomai qualcuno pensasse di avere uno sconto per una permanenza più lunga.
Arrivato dopo 3-4 Km di sterrato alla fine delle strada non rimane che lasciare la macchina per iniziare il percorso a piedi.
Voglio segnalare che una delle auto in sosta li nel nulla aveva sul parabrezza una multa perché il parcometro era scaduto: i vigili sono saliti fino lassù.
A Piglionico (mt. 1120 s.l.m.) c’è una piccola cappella votiva del C.A.I. ed è da li che parte il sentiero numero 7 che porta al Rifugio Rossi (mt 1608 s.l.m.), prima tappa dell’ascensione verso la vetta della Pania.
Il primo tratto lo si fa in una splendida faggeta su di un sentiero in salita e con fondo sassoso.
Non è particolarmente impegnativo e bisogna solo stare attenti a non inciampare su i molti sassi e massi sporgenti ma la cosa che ha “disturbato” la camminata è stata l’afa che faceva sudare copiosamente.
Quando poi si lascia la faggeta ci troviamo in un pendio coperto da bassa vegetazione e piante di mirtilli alla sommità del quale si vede sventolare la bandiera che segnala la presenza del rifugio.
In questo tratto, non più fermato dalla presenza degli alberi, ad attenderci c’era un gradevole venticello che ci ha rinfrescati.
La salita fino al Rossi è gradevole e facile e la vista che si gode è molto suggestiva: alla nostra sinistra la Pania Secca, sopra di noi la vetta dell’Uomo morto e sulla nostra destra, con la croce sulla sua sommità, la vetta della Pania della Croce.
Ad un certo punto una piccola fontana che sembra sgorgare dalla vegetazione offre ristoro e una occasione per fermarsi e ammirare meglio il paesaggio.
Dopo il rifugio Rossi il sentiero e il paesaggio cambiano perché sparisce gradualmente l’erba e la bassa vegetazione e compare la pietraia che rallenta il passo perché diventa necessario assicurarsi dove si stanno mettendo i piedi.
Il percorso verso la vetta è perfettamente segnalato ed è sufficiente seguire i numerosi cartelli e la bandierina bianco-rossa sulle rocce.
Quando di arriva alle pendici della Pania della Croce si entra in un canalone di sassi e massi che porta fino al crinale.
L’ascesa non è facile, soprattutto se si ha zavorra sulle spalle, perché in alcuni punti è necessario aiutarsi con le mani facendo presa sui massi.
Sono necessarie soprattutto scarpe robuste e dal fondo spesso.
Arrivati in cima alla pietraia si accede alla cresta, ultimo tratto da affrontare prima di arrivare sulla vetta vera e propria.
L’arrivo sulla cresta toglie il respiro perché improvvisamente ci si trova davanti il baratro oltre il quale si vede il mare e tutta la Versilia.
Inizialmente colpisce il vento improvviso perché non si è più riparati dalla montagna e poi, una volta alzato lo sguardo, ci si rende conto di essere a quasi 2000 metri di quota perché davanti a noi c’è lo strapiombo non facile da vedere se si soffre di vertigini.
Il tratto sulla cresta è di circa 500 metri e lo si fa esposti al vento con il baratro sia alla nostra destra che allo nostra sinistra.
La vetta è una zona più o meno pianeggiante completamente brulla e sassosa con la centro la grossa croce che da il nome alla montagna.
La vista naturalmente è bellissima e il tramonto è molto suggestivo, seguito poi dall’accendersi delle innumerevoli luci della Versilia e della costa in generale.
Montata la tenda e i sacchi a pelo abbiamo prima mangiato e poi goduto di un po’ della serata rischiarata a giorno da una luna quasi piena e non ostacolata dalle nubi o dalla foschia.
Alle 20:30 della sera avevo già indosso la giacca a vento e il berretto di pile.
Alle 21:30 a letto nella tenda avvolto nel sacco a pelo ma ho sofferto un freddo terribile per cui consiglio, a chi volesse provare l’esperienza, di equipaggiasi con indumenti molto caldi e sacchi a pelo tecnici (il mio aimè è un giocattolo).
Avevo impostato la sveglia per le 4:45 ma non ha dovuto suonare perché verso le 4:30 ha iniziato ad arrivare gente che ha fatto in notturna l’ascensione per godersi poi l’alba.
Al risveglio quindi abbiamo trovato altre 25-20 persone che si appostavano per veder sorgere il sole.
Nella poca luce abbiamo fatto colazione, disfatto tenda e sacchi e poi abbiamo aspettato il primo raggio del giorno che compare dietro la Pania Secca e l’Uomo Morto.
Meraviglioso!
Non so come altro descrivere il paesaggio, la luce, la foschia nella valle……
Alle 6:10 abbiamo iniziato a scendere mentre tutti gli altri sono rimasti sulla vetta.
Il fatto di essere soltanto in due (io e mio zio che ha condiviso con me l’esperienza) è stata una fortuna perché una volta che ci siamo avvicinati al rifugio Rossi e che abbiamo incontrato nuovamente il verde dei pascoli di montagna, abbiamo trovato gli animali che stavano brucando indisturbati nella prima luce del mattino.
Mufloni e daini che hanno iniziato ad allontanarsi correndo una volta che ci hanno visto.
La discesa fino alla macchina è stata agevole e ha richiesto circa due ore (da Piglionico alla vetta il GPS ha segnalato solo 4,22 Km ma siamo scesi di circa 750 m).
Bella esperienza, bellissimi panorami e bellissimi ricordi di una natura selvaggia e quasi incontaminata a meno di due ore di macchina da casa.