ASPETTANDO LA PASQUA - Segni di nuova vita

ASPETTANDO LA PASQUA – Segni di nuova vita

Quando ero piccola, circa 60 anni fa, aspettavo, come anche oggi, con grande desiderio la S. Pasqua. Vivevo il periodo della Quaresima come preparazione a questa grande festa. Noi bambine cercavamo di fare qualche “ fioretto “ , una cosa buona da offrire al Signore. Eravamo vicini alla primavera, è infatti in questa stagione che arriva la Pasqua( viene ogni anno nella prima domenica di luna piena dopo il 21 marzo). Abitando in Cerbaia, zona di campagna, in una casa circondata dai campi, potevo osservare tutto il risveglio della natura. Era tutto un rinascere di piante e animali. Questi palpiti di vita annunciavano la Risurrezione di Gesù. C’era l’erba nuova e il primo grano, esile e verde, ondeggiava al vento. Gli uomini lavoravano nei campi: legavano le viti e potavano gli olivi; vangavano il terreno per le nuove semine e zappavano per piantare verdure e ortaggi. Arrivavano le rondini anche sotto il mio tetto e poi i rondinotti si affacciavano dai nidi, facendo capolino da lassù. Le galline si acchiocciavano e le contadine le separavano dagli altri polli e le mettevano nel granaio in ceste o corbelli a covare le uova. Nascevano anche gli agnellini e la massaia della famiglia Dei veniva nel mio casato a vendere la ricotta, che piaceva molto a grandi e piccini. Nel bosco, sui cigli dei campi e tra le siepi c’erano nidi di uccellini. Le giornate erano belle e più lunghe e le donne aprivano porte e finestre per fare entrare aria e sole nelle piccole case. Noi bambini: Manuela e Sonia Sensi, Antonio, Giulietta Cipollini e io giocavamo fuori tutto il pomeriggio: si girava in bicicletta sull’aia, si faceva ai 4 cantoni, al gioco della settimana, a nascondino… Poi c’era la merenda con delle belle fette di pane e ci si divertiva a indovinare come sarebbe stata: pane con l’olio, pane con acqua e zucchero, pane col burro, pane con la marmellata, pane con la mortadella di asino molto buona o con la ricotta fresca. Si mangiava di gusto e ci si scambiava qualche pezzettino. Quindi si facevano i compiti di scuola e si tornava di nuovo fuori a giocare, fino al tramonto. Quasi ogni giorno andavo con la mamma un paio d’ore in un casato vicino chiamato “Cacco” dai miei nonni materni Raffaello Lassi e Francesca Torrigiani e giocavo con due ragazzi tanto bravi che erano miei carissimi amici: Sergio e Aldo Innocenti che oggi vendono mobili.